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Nell'avvicinarsi della data dell'11 gennaio 2003 abbiamo pensato di riflettere sul cammino che il Gruppo ha fatto in questi lunghi cinquanta anni insieme alla citta' di Viareggio e su quanto ha inciso la testimonianza dei tanti amici che volontariamente hanno collaborato per donarsi a chi aveva bisogno e, anche oggi, ha ancora bisogno.
Tutti siamo in qualche misura debitori del coraggio e della perseveranza di queste persone che, con grande fatica, ma anche con tanta testardaggine hanno voluto continuare a lavorare per gli altri.
Il motto iniziale del Gruppo la dice lunga sui motivi ispiratori: "Caritas in umbra" ("amore nascosto") senza proclami, senza inutili esibizionismi tanto cari alla societa' attuale. Forse anche per questo abbiamo voluto raccogliere in poche pagine, queste testimonianze, per sottolineare la necessità di recuperare oggi il senso del volontariato non per qualcosa ma per qualcuno.
Non si fa volontariato per farsi vedere, si fa volontariato per voler condividere, per offrirsi senza nulla chiedere in cambio.
Non troverete nomi perche' non vogliamo celebrare le persone ma l'ideale che le ha animate, il senso di appartenenza comune e la condivisione della volonta' di donare. Alcuni nomi che verranno citati sono di donatori deceduti che hanno dato un contributo particolare.
Per questo vogliamo fin d'ora ringraziare tutti coloro che in questi cinquanta anni hanno portato col loro dono un contributo d'amore, di solidarieta', di fratellanza a un'umanità sconosciuta altrettanto anonima ma ben conosciuta alla sofferenza e al dolore.
Capitolo 1
Nei tristi anni del primo dopoguerra, quando tutto nella citta' doveva essere ricostruito, la Misericordia cercava con ogni mezzo di dare ai cittadini di Viareggio tutto l'aiuto possibile, sia dal punto di vista sanitario che come stimolo morale a crescere, tornare a vivere, nel migliore dei modi.
I confratelli e le consorelle erano impegnati al massimo nelle attivita' che tradizionalmente avevano fatto dell'Arciconfraternita un Ente vivo nella citta'. Sempre in prima linea in caso di necessita', portando l'aiuto a tutti senza "stare attenti", "pensare", "vedere", ma con slancio sincero e pronto.
In questi anni di volontariato vissuto con un fervore quasi religioso mentre con tutti i mezzi si cercava di ricostruire quanto era andato perduto, si alzavano da piu' parti richieste di un ulteriore servizio, nuovo per l'Arciconfraternita, ma fondamentale per la salvezza di tante vite: la donazione di sangue che cominciava a diventare terapia diffusa anche nel nostro Ospedale.
I medici spesso cercavano tra i confratelli della Misericordia chi potesse "donare".
Nacque così, con atto ufficiale del Consiglio, il Gruppo "Fratres Donatori di Sangue" dell’Arciconfraternita di Misericordia di Viareggio.
Era l'il gennaio 1953 ed in occasione della Domenica dedicata alla Sacra Famiglia i confratelli si riunirono e durante la celebrazione della Santa Messa, misero le basi del Gruppo Donatori.
I primi anni furono ricchi di slanci generosi: persone venivano chiamate anche settimanalmente, prelevate dai luoghi di lavoro e portate presso l'Ospedale Tabarracci o alla clinica Barbantini per i prelievi. Talvolta addirittura veniva fatta la trasfusione diretta. Qualcuno ricorda di essere stato portato addirittura in sala operatoria per essere più vicino a chi aveva bisogno!
Mario Guidi, segretario del Gruppo racconta: all'inizio delle donazioni venivamo chiamati dalla Misericordia che aveva ricevuto una richiesta di sangue. Un 'autoambulanza ci veniva a prelevare sul luogo di lavoro e ci portava all'ospedale. Quasi sempre la richiesta era per il reparto maternita', per cui venivamo accompagnati presso il reparto, dove la Suora Caposala ci faceva accomodare in cucina ed iniziavano i preparativi per il prelievo... Qualche volta ci veniva fatta la prova di compatibilità con il sangue del paziente e, se risultava compatibile, iniziava il prelievo. Da un tubicino collegato alla siringa il sangue andava in un vaso di vetro ed il donatore con una bacchetta di cristallo mescolava il liquido fuori uscito. La donazione di sangue era minima (150 — 200 gr.). Mentre si donava il sangue, la suora sbatteva un ricco zabaione con 2 uova, molto zucchero e cognac. Lo zabaione potevamo prenderlo dopo aver bevuto un bicchiere d'acqua. Molto spesso, prima di andare via, la suora ci dava un paio "di bricioline". Il Gruppo Fratres ci dava un buono per i fiasco di vino e per una bistecca. Queste donazioni, dato il minimo quantitativo prelevato, venivano richieste anche una volta al mese ed, eccezionalmente, anche prima.
Nel 1954 nella miniera di Ribolla (GR) avvenne una sciagura e 30 donatori si misero a disposizione dei medici per soccorrere le vittime
Ci sono documenti che illustrano le richieste e poi la realizzazione di un ambulatorio dove far prelievi all'interno della Misericordia stessa.
 
L'ambulatorio fu in breve realizzato ed in poco tempo raccolse una quantita' notevole di sangue.
I donatori erano confratelli attivi a pieno titolo e per questo continuavano ad operare accanto agli altri anche nelle restanti opere della Confraternita.
 
Da "i 150 anni della Misericordia" p. 155
che ai donatori verranno riconosciuti i punti e le benemerenze come agli altri confratelli peri servizi effettuati, questo a significare la piena integrazione tra i confratelli donatori e l'Arciconfraternita di Misericordia.
 
indice dì ulteriore forza del gruppo e capacità di raccogliere sangue. Esiste poi un documento del 12 giugno 1955
 
in cui il responsabile del Centro per la trasfusione dell'Ospedale di Careggi (FI) si dice disponibile a raccogliere i flaconi di sangue non utilizzati per trasformarli in plasma e restituire cosi' in misura di meta' di quello ricavato per l'uso locale.
Il numero degli iscritti al Gruppo cresceva insieme alle attività svolte e nel 1956 il gruppo di classificò al secondo posto in Toscana (tra i gruppi Fratres) per la sua attività e ricevette una medaglia d'oro al Congresso Nazionale delle Misericordie a Livorno2.
Nello stesso anno il gruppo si trovo' a dover fronteggiare i tragici avvenimenti della rivolta anticomunista in Ungheria. Il gruppo si mise a disposizione per poter inviare tramite la Croce Rossa Italiana il maggior quantitativo possibile di sangue.
 
Apri' il proprio ambulatorio e le attrezzature alla cittadinanza.
La risposta fu ampia e generosa, in breve tempo si raccolsero 20 litri di sangue fra i confratelli e cittadini che si presentarono per la prima volta a donare. Alcuni sono poi rimasti ed hanno fatto parte attiva del gruppo.
 
Commovente e' una lettera, giacente nell'archivio dell'Arciconfraternita, in cui un signore, ungherese di origine e qui tra noi per motivi di lavoro, ringrazia i donatori per "la generosa offerta di preziosissimo sangue..."
 
L'ambulatorio per i prelievi richiede attrezzature sempre piu' perfezionate e purtroppo le risorse sono minime perciò don Pacini, Cappellano e uno dei primi donatori, ed il medico ma contemporaneamente il Cappellano ha un’idea formidabile: la nostra citta' durante l’estate si riempie di turisti, ci sono tanti locali che richiamano artisti di fama perche' non richiedere il loro aiuto e fare una serata spettacolo per finanziare il Gruppo?
Nasce così la "Parata di orchestre" che con il lavoro di tanti confratelli permise in piu' anni, dal 1955 al 1964, di realizzare progetti ambiziosi. Molteplici furono gli artisti che gentilmente si prestarono; alcuni allora giovanissimi: Fred Buongusto, Celentano, Peppino Di Capri, per citarne solo alcuni, aderirono con entusiasmo alla richiesta dei donatori lettera accompagnatoria di invio di un quantitativo di sangue (850 cc. di O RH negativo) all'Ospedale Fatebenefratelli di Roma in risposta ad una richiesta urgente di sangue per un ammalato.
Il gruppo Fratres raccoglieva donatori anche dai paesi vicini del Comune di Massarosa e di Camaiore.
Nel 1958 il Consiglio dell'Arciconfraternita (15/12) approva la proposta avanzata dal Magistrato di conferire al Gruppo Donatori di Sangue la medaglia d'oro di benemerenza
 
per le 1500 trasfusioni di sangue effettuate e per il 300 Kg di sangue donato
 
La quantita' di sangue donato cresce, ma purtroppo non e' mai sufficiente perche' gli ospedali
piu' grandi e specializzati (Pisa e Massa) ne assorbono quantita' sempre piu' grandi. L'8 dicembre di ogni anno, festa dei volontari all'interno dell'Arciconfraternita, diventa per
i donatori la loro giornata. Assistono alla 5. Messa, ricevono i premi per il loro impegno e si ritrovano a tavola tutti insieme.
E' per tutti un momento di verifica ma anche di incontro e di scambio di idee.
Nel 1963 (3 1/1) Cosimo Zappelli, donatore del gruppo, scala la parete nord del Grand Jorassej (monte Bianco). Dalla sede parte una lettera di congratulazioni.
I Donatori, insieme agli altri confratelli, sono sempre pronti ad intervenire quando c'e' bisogno. Durante la grave alluvione che sconvolse la toscana nel 1966 furono in prima linea nei soccorsi.
Anche in occasione del terremoto che sconvolse il Belice i Donatori furono fra i primi a partire (Verbale del Consiglio 15/2/1968) ed alcuni ottennèro, per il loro impegno, riconoscimenti a livello nazionale4.
Il gruppo continua il proprio impegno silenzioso ed insostituibile insieme alle altre associazioni presenti in città e finalmente il 13 ottobre 1973 l'amministrazione dell'Ospedale Tabarracci inaugura il Centro Trasfusionale.
Non sono piu' necessari pellegrinaggi da un reparto all'altro. I donatori possono tranquillamente recarsi al centro e qui fare la loro donazione: sono le sacche di sangue e di plasma che ora girano nei reparti.
I medici del Centro sono sempre disponibili, l'ambiente, anche se ristretto, e' accogliente: i donatori sono accolti, "coccolati" da persone attente e preparate.
Giunge il 200 anniversario della fondazione celebrato il 6 Dicembre 1973 giorno in cui il Consiglio della Misericordia premia i fondatori del Gruppo5.
Nel maggio 1976 ci sono ancora dei Donatori fra quanti portano il loro aiuto ai terremotati del Friuli e fra quanti in sede operano per preparare i materiali.
Il 9 febbraio 1978 il Consiglio approva l'istituzione dei gruppi di lavoro che si occupano specificatamente dei diversi settori in cui è articolata l'Arciconfraternita 6. Nasce al loro interno la Commissione di lavoro del Gruppo donatori che cerca di organizzarsi per poter coinvolgere il maggior numero di persone verso la donazione di sangue.
Si cerca di coinvolgere grandi e piccini con iniziative varie. Per i piccoli si propone di disegnare un manifesto con cui sollecitare gli adulti a donare.
Le risposte sono molteplici. Fra i molti bozzetti inviati viene scelto il lavoro dei ragazzi della scuola elementare a tempo pieno di Cardoso che disegnano un omino di neve ed un robot e scrivono "Loro non donano sangue e tu?" interpellando così direttamente gli adulti. Vengono stampati mofti manifesti e attaccati in citta'.
Per gli adulti la Commissione organizza giornate di festa al Campo della Vigor con pranzi, giochi e la possibilità di stare insieme in un ambiente tranquillo, sereno, in amicizia. Insieme al Gruppo Podistico, viene organizzata una marcia non competitiva in città e sono molti i gruppi che vengono anche da altre città della regione.
La Commissione continua a lavorare cercando di coadiuvare il personale nella chiamata dei donatori, tenere in ordine l'archivio, sollecitare le persone a fare gli esami, organizza la festa dell'8 dicembre, il pranzo sociale.
Nel novembre 1980 il tremendo terremoto sconvolge l'irpinia. lì Gruppo Donatori rinuncia alla sua giornata di festa e devolve quanto doveva essere speso per mandare i primi soccorsi alle popolazioni colpite.
1114 giugno 1986 i Confratelli della Misericordia e i Donatori di sangue di Viareggio si recano all’udienza che il Santo Padre concede a Misericordie e Donatori di Sangue Fratres nazionali.
Da ricordare il discorso dell'Arcivescovo Monsignor Giuliano Agresti: "Beatissimo Padre", presento alla Santità vostra, le Misericordie d’Italia. La vostra originale ed indimenticabile enciclica "Dives in misericordia" trova stamani una risposta visibile a quanto vi si chiedeva alla pratica dei cattolici. Le Confraternite di Misericordia sono infatti da secoli la dimostrazione viva del servizio misericordioso a Firenze, in Toscana, in Italia dei loro iscritti. Un servizio tenace, premuroso, a volte eroico, a testimoniare cristianamente Gesu' Cristo come la massima rivelazione del Padre Celeste "ricco di misericordia". Le Confraternite, oggi o direttamente dipendenti dalla Chiesa o come enti autonomi, hanno nei loro statuti l’ispirazione cristiana per servire i fratelli in carità con la sublime e rimarchevole tradizione evangelica di chi serve ringraziando e dice, dopo il servizio "Dio ve ne renda merito".
Lo spirito delle Misericordie, con creativa vigilanza, ha saputo crescere nella distinzione in tale servizio dilatandone lo spazio ai nuovi bisogni, sulla malattia e la morte, con i poliambulatori, il dono del sangue e degli organi, e moltiplicando gli strumenti moderni per il largo e tempestivo intervento. I presenti a questa memorabile udienza che vostra Santita' ha loro benignamente concesso aspettano da voi, Santo Padre, la parola che li aiuti, li incoraggi, li conforti nel loro difficile compito di Samaritani dei tempi perche', in una società che ha dimenticato la misericordia, siano esemplarmente e fedelmente, col volontariato cristiano amabile, specie nei giovani, che sono tanti delle confraternite di Misericordia in Italia, testimoni "per l'uomo, per ogni uomo, via della Chiesa", dell'amore
misericordioso del Padre massimamente espresso nella croce di Cristo, il segno che i "confratelli" della grande, fervida istituzione, iniziata a Firenze, dilatati in Toscana e in Italia, portano come loro gloria e distinzione
E le parole del Santo Padre Giovanni Paolo Il: "Ecco carissimi", la "consegna" che vi affido, siate i cooperatori solleciti del Redentore che ci manifesta la misericordia del Padre. Questi e' sempre chino su di noi per colmarci dei suoi benefici: dona la vita ed il vigore; ci offre il perdono e la familiarità con lui; ci invia Suo Figlio, da cui ogni consolazione si diffonde. Conformatevi a Cristo, Immagine Perfetta dell'Amore infinito, e come Gesu' siate vicini all’uomo, soprattutto quando è infermo e quando la sua dignita' non viene rispettata. Siate promotori e fautori della CIVILTA' DELL'AMORE, siate testimoni infaticabili della cultura della carita' cristiana, la cui forza rialza, soccorre e trasfigura l’uomo, facendolo partecipare della pienezza della redenzione...
Sono sicuro che, illuminati e sorretti dallo Spirito di Dio e sostenuti dall'intercessione e dall’esempio dei vostri Patroni, potrete perseverare nell'offrire il dono gratuito di un amore che conforta i cuori e lenisce le piaghe del corpo... Solo la carita' edifica la civilta' degli uomini...
La legislazione sulla donazione del sangue cambia (7/5/1990 legge 107) ed il Gruppo Donatori deve adeguarsi alle nuove regole poste dalla normativa.
Ogni Gruppo deve avere personalità giuridica propria e deve avere come attività prevalente la donazione del sangue. Si rende perciò necessario staccare l'attività di donazione dalle attività di Misericordia e far diventare il Gruppo Associazione autonoma pur mantenendo tutte le prerogative che vengono dalla storia appena raccontata.
Dopo un periodo di profonda analisi e trasformazione si arriva alla definizione, d'accordo con la Confraternita, di uno Statuto e di un Contratto di comodato per l'uso della sede che definisce i rapporti comuni e la comune matrice pur nell'autonomia delle due associazioni.
Il Consiglio della Misericordia approva in data 10/12/1990 lo statuto dei donatori che, di fatto, segna la nascita del "Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Viareggio" quale entità autonoma, associazione autonoma di donazione del sangue all'interno della Misericordia. E' un momento importante ma anche un carico di nuova responsabilità per l'associazione che da questo momento cammina su un suo percorso parallelo e comune con la Confraternita ma sicuramente indipendente per fini e scopi.
I Donatori di sangue procedono in questi anni alla loro attivita' di promozione e sviluppo della donazione.
L'8 Dicembre 1993 nel quarantesimo anniversario di fondazione del Gruppo il Consiglio del gruppo decide di far inettere nel camposanto della Misericordia una lapide che ricordi i donatori scomparsi. Sono molti quelli che ci hanno lasciato ma che continuano a stimolarci con il loro esempio per portare avanti il nostro compito.
Se ogni donatore riuscisse a portare un altro, un amico, un parente a donare, questa catena di solidarietà crescerebbe all'infinito.
Insieme al Centro Trasfusionale e alle altre associazione di donazione del sangue della zona sono stati fatti in questi anni incontri nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi e gli insegnanti alla donazione.
importante è portare il messaggio del "dono", farlo vivere ai giovani come un momento importante, gratificante, fondativo, che "fa sentire grandi".
In data 24 novembre 1999 il Consiglio della Confraternita, confermando il proprio impegno, definisce un comodato d’uso della stanza per la segreteria della sede.
Ed eccoci arrivati ad oggi.
E' gia' da qualche tempo che pensavamo di "buttar giù" qualcosa per ricordare i nostri 50 anni di attività.
"Si comincia..."" "e' presto.  "poi si vede.
Ora è stato necessario fermarsi e buttar giù qualcosa.
Tutti insieme abbiamo stabilito cosa volevamo fare: un libretto che parlasse un po' di noi, i Fratres di Viareggio. Abbiamo raccolto un po' di documenti, con l'aiuto della dott.ssa Battilani, di Mario Guidi e di Ivano Volpe, poi sono state scritte queste poche note. Nella parte documentale volutamente sono stati lasciati fuori nomi e riferimenti per non offendere chi fosse stato dimenticato. Nella parte che segue, sono riportati i ricordi e le testimonianze di alcuni donatori. Ognuno cita le persone che sono presenti nella sua memoria.
Siamo coscienti che il lavoro non e' completo perciò saremmo grati a tutti quelli che vorranno con suggerimenti, fotocopie, documenti, testimonianze aiutarci a migliorare. Segue l'elencazione delle quantità di sangue donato nei diversi anni e una serie di ricordi di donatori.
 
Arrivederci, grazie e "Dio ve ne renda merito".

 

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